Una crociera è, per definizione, un viaggio—e come ogni viaggio richiede una preparazione rigorosa prima della partenza. Senza necessariamente affrontare una circumnavigazione o una rotta verso l’Antartide o Capo Horn, un’ispezione completa dell’imbarcazione resta imprescindibile per garantire condizioni di vita a bordo ottimali. Scafo, albero, motore, elica e vele—incluse le diverse tipologie—devono essere attentamente verificati.
Una volta completati i controlli, definito il piano di navigazione e tracciata con precisione la rotta, potrete fare rotta verso nord per raggiungere l’isola presso cui l’imbarcazione sarà all’ancora, proseguire verso un sito di immersione di particolare pregio e successivamente dirigervi verso il largo e le sue coste frastagliate. Voi e la vostra unità siete pronti a prendere il mare.
Tuttavia, la vigilanza resta fondamentale. Nonostante tutte le precauzioni adottate prima della partenza, una vela può strapparsi in qualsiasi momento durante la navigazione.
Una vela si è strappata a bordo
In assenza di uno skipper, di un membro dell’equipaggio o di un marinaio esperto in grado di effettuare la riparazione, è necessario intervenire tempestivamente. Navigare con una vela danneggiata comporta rischi, anche quando l’avaria non è immediatamente bloccante.
Un’imbarcazione adeguatamente equipaggiata dovrebbe disporre di una “cassetta velica” contenente almeno: trapano manuale, cinghia (sangle), filo e aghi da velaio, palma da velaio, punte da 2 mm, accendino e nastro adesivo specifico per la riparazione delle vele (tipo Insignia). Numerosi produttori offrono inoltre kit completi pronti all’uso.
Anche se temporanea, una riparazione effettuata in mare consente generalmente di proseguire la navigazione per tutta la durata della crociera o fino al successivo porto previsto nell’itinerario.
Quali sono le cause dello strappo di una vela?
Le vele sono costantemente sottoposte a sollecitazioni meccaniche e ambientali. Sebbene i tessuti tecnici siano progettati per resistere a carichi elevati, l’accumulo di stress—unito a manovre errate o eseguite con eccessiva rapidità—può causare lacerazioni.
A ciò si aggiunge l’esposizione continua a fattori aggressivi quali raggi ultravioletti, spruzzi salini, vento sostenuto, atmosfera marina, precipitazioni e lavaggi frequenti. Nel medio e lungo termine, questi elementi compromettono l’integrità del materiale.
Una gestione attenta consente tuttavia di ridurre significativamente i rischi. Si raccomanda in particolare di:
- Prevenire ogni fenomeno di sfregamento (ragging)
- Proteggere le estremità delle crocette
- Verificare l’assenza di coppiglie o elementi sporgenti sull’albero
- Riparare immediatamente le micro-lacerazioni
- Evitare contatti inutili tra sartiame dormiente e vele
- Non lascare bruscamente la scotta del genoa durante le virate
- Evitare il contatto prolungato tra la balumina e le crocette
Nonostante tali precauzioni, alcune avarie restano inevitabili. Prima di ricorrere a un velaio professionista una volta rientrati a terra, è quindi opportuno saper effettuare riparazioni d’emergenza in mare.
Riparare uno strappo su uno spinnaker
È relativamente raro che uno spinnaker si strappi una volta issato, salvo in condizioni di vento molto sostenuto. Tuttavia, durante le manovre di issata o ammainata, guasti quali la rottura di coppiglie, anelli o crocette possono provocare lacerazioni.
Se lo strappo non supera i 30 cm circa, è possibile tagliare due toppe identiche con angoli arrotondati in tessuto Insignia. Le toppe vanno applicate su entrambi i lati della vela, coprendo ampiamente l’area danneggiata.
Nota: il tessuto Insignia (o nastro per spinnaker) è un materiale in poliestere leggero e autoadesivo, disponibile in diversi colori e generalmente venduto in rotoli.
Sostituzione di un occhiello pressato
Gli occhielli inseriti nel gratile possono cedere nel tempo a causa dell’usura del tessuto nel punto di contatto con il metallo. L’ossidazione e le elevate sollecitazioni contribuiscono a questo fenomeno, fino alla separazione dell’occhiello e alla conseguente lacerazione della vela.
Se i velisti impegnati in regata sono talvolta costretti a proseguire con vele danneggiate, i diportisti in crociera possono generalmente effettuare una riparazione efficace con i mezzi disponibili a bordo.
Si taglia un tratto di cinghia di pochi centimetri e si bruciano le estremità per evitare lo sfilacciamento. Il filo viene raddoppiato e inserito nell’ago da velaio. Con un trapano manuale dotato di punta da 2 mm si effettuano dei pre-fori nel tessuto ad almeno 1 cm dal foro originale.
La cinghia viene quindi cucita su un lato della vela, ripiegata attraverso il foro esistente e fissata sull’altro lato. Le due cuciture parallele creano un rinforzo a U nel punto di piega, aumentando significativamente la resistenza e consentendo il riposizionamento del cursore.
Un richiamo dalla vela d’altura
Le avarie alle vele riguardano ogni livello di navigazione, inclusa quella d’altura più impegnativa. Nel 1970, durante la Sydney–Hobart, Alain Colas, a bordo del Pen Duick IV, subì diverse rotture alle vele unite a un guasto radio, rimanendo senza contatti per quasi due giorni.
La padronanza di queste tecniche rappresenta un elemento essenziale di sicurezza e autonomia in mare—competenze imprescindibili per ogni navigatore, sia in ambito ricreativo che professionale.


